Psicologia e benessere. Apprendimento ed emozioni: il binomio alla base dello sviluppo possibile

Chi ha figli in età scolare si misura quotidianamente con un termine che ricorre spesso: apprendimento. “Suo figlio apprende molto lentamente.” “Sua figlia manifesta un buon livello di apprendimento.”



Parlare di apprendimento nel contesto scolastico induce, di fatto, il rischio di pensare a questo come ad un processo che ha senso solo se in relazione all’imparare formalmente in una costante trasmissione di sapere. Siamo sicuri che sia così?

Ci siamo mai chiesti cosa significa apprendere?

Ciò che si può affermare, lungi dal pervenire ad una definizione risolutiva del termine, è che l’apprendimento può essere letto come un processo il cui esito è visibile nella modificazione del comportamento che avviene sulla base dell’esperienza.


E questa esperienza è vissuta da ogni individuo nella sua quotidianità. In altre parole è l’esperienza che ci insegna che il fuoco brucia, che cadere da una bici può far male, e tanto altro.

Tutti questi processi che si intrecciano e si inseguono avvengono all’interno di contesti sociali che rappresentano una variabile ineludibile.

Come scrive nel suo ultimo testo “Costruire ambienti di apprendimento”, Piergiuseppe Ellerani, professore associato di Pedagogia Generale e Sociale dell’Università del Salento: “È rilevante dunque porre attenzione alla costruzione degli ambienti di apprendimento e ai processi che in essi si sviluppano. Da cui derivano le forme didattiche come il cooperative learning in grado di costruire e sostenere relazioni positive e agentive.”

La quotidianità di ognuno di noi è dunque costellata da apprendimenti. Questo non vuol dire che apprendiamo tutto ciò che percepiamo attraverso i sensi: significherebbe avere uno spazio immenso nella memoria e vi sarebbe un investimento emotivo tale da essere costantemente attivi emozionalmente. Anche perché se l’esperienza ha bisogno della memoria per conservare quanto appreso, di fatto ha necessità del sostegno delle emozioni per apprendere. Seppure non ce ne accorgiamo, i nostri apprendimenti sono sostenuti e intrisi di emotività.

Per Daniela Lucangeli, neuroscienziata di chiara fama e docente ordinaria di Psicologia dello Sviluppo presso l’Università di Padova, la dimensione cognitiva ed emotiva coesistono nel processo di apprendimento. “A scuola si vivono le esperienze più importanti della crescita e con le figure più significative: gli insegnanti e i compagni – dichiara la professoressa durante il Convegno Erickson ‘La qualità dell’inclusione scolastica e sociale’ –. Se noi impariamo con paura, anziché con serenità, tutte le volte che riprendiamo dalla nostra memoria quello che abbiamo appreso riportiamo anche le emozioni con cui abbiamo appreso, e quindi la paura.”

Queste parole ci accompagnano al costrutto di “warm cognition”, ovvero “apprendimento caldo” che mette in luce come l’apprendimento sia maggiormente significativo quando viene accompagnato da emozioni positive.

Gilda Brescia







Dott.ssa Gilda Brescia – Pedagogista – Co – fondatrice e Presidente del Centro Psicopedagogico e di Tutoraggio Didattico, Vernole (Le) – Membro del gruppo di ricerca MIPrac – Ricercatrice su temi di DSA, ADHD, BES, Emozioni e apprendimento